Un primo commento sul fallimento della Manifattura

Sono rimasto allibito dalla notizia della revoca del concordato preventivo alla società MIT, emessa dal Tribunale di Ancona, con conseguente fallimento.

In questi ultimi anni, dopo la scandalosa vicenda giudiziaria inerente l’evasione dell’IVA pari a circa 73 milioni di euro, la MIT ha comunque garantito i posti di lavoro, pagati gli stipendi ai dipendenti, eliminati i contratti di solidarietà, stipulato contratti con nuovi fornitori. Questo atteggiamento dell’azienda ha sempre trovato un continuo riscontro nei numerosi colloqui intercorsi tra l’Amministrazione Comunale e la proprietà nonché con le organizzazioni sindacali.

Rimango pertanto sorpreso dalle motivazioni a sostegno della sentenza di fallimento, così come comunicate dalla stampa e così come mi sono state illustrate questa mattina nei diversi incontri effettuati. Attendo di leggere integralmente la sentenza. E’ difficile credere comunque che una storica manifattura, come quella di Chiaravalle, sia sottoposta ad una revoca del concordato, con conseguente fallimento, per una gestione di cassa “disinvolta” o per spese non documentate pari a soli 20 mila euro dinanzi a milioni di fatturato.

Il concordato proposto dall’azienda avrebbe fornito maggiori garanzie ai creditori e ai lavoratori. Ora, con la sentenza di fallimento, c’è il rischio che l’intero stabilimento sia abbandonato, la produzione fermata. Con grave danno nei confronti dei lavoratori.

Mi domando: chi ci guadagna da tutta questa operazione?

Spero almeno che il Giudice Delegato disponga l’esercizio provvisorio su richiesta del curatore, con la finalità di non interrompere la produzione, evitando un danno grave a discapito dell’azienda e dei lavoratori.

Domani faremo il punto con la proprietà e le organizzazione sindacali sulle attività da espletare avverso gli effetti di questa sentenza, in qualsiasi ambito.

I lavoratori pagano una scelta scellerata effettuata tanti anni fa, allorquando a livello nazionale si optò per la privatizzazione dell’azienda in sostituzione della gestione pubblica.

Ancora una volta gli errori, anche gravi, commessi da chi ha avuto la responsabilità nel gestire l’azienda e di chi ci ha governato a livello nazionale, vengono pagati a carissimo prezzo dai lavoratori e dalla città.

Damiano Costantini